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Intervista ad Alberto Cirelli, socio e Direttore Commerciale Gep Informatica

Buongiorno Alberto, grazie per questa intervista e per la partecipazione a #glmsummit16. Prima di entrare nel vivo di questa breve intervista, può raccontarci qualcosa sulla sua azienda?
GEP Informatica dal 1987 sviluppa soluzioni software per la Logistica di Magazzino e dei Trasporti. Ha svolto significative esperienze nell’analisi e nella realizzazione di progetti di riorganizzazione dei magazzini con l’utilizzo di tecnologie wireless, RFID e Tecnologia Vocale, nell’integrazione di sistemi di movimentazione automatica con gli applicativi gestionali e nella fornitura di servizi Cloud.
Nell’ultimo decennio ha sviluppato soluzioni per le aziende che intendono gestire e tracciare in maniera completa tutto il ciclo logistico del trasporto: dalla presa dell’ordine, all’avvenuta consegna della merce, ottimizzando l’utilizzo dei mezzi di trasporto, i tempi di consegna e misurando i costi dell’intera gestione.
Oggi GEP Informatica vanta tra i propri clienti alcune tra le maggiori società europee di trasporto, logistica e retail alimentare.

Verrete al #glmsummit16 con qualche novità da presentare oppure siete aperti all’ascolto delle aziende visitatrici e delle loro necessità e richieste?
Si, ci presenteremo all’evento con una serie di novità legate principalmente alla integrazione tra la Logistica ed il Trasporto: due realtà che non solo sono da considerarsi complementari tra loro, ma che rappresentano oggi la vera sfida nella risposta che il mercato si aspetta in termini di qualità del servizio di movimentazione e di consegna puntuale delle merci.

Quello cui prenderete parte è un evento che mette in contatto diretto la domanda e l’offerta del settore della gestione della (intra) logistica, della produzione e della supply chain. Come valuta lo stato di questo settore, in Italia?
La logistica – che finora in Italia è stata vista come una “Cenerentola” – deve invece diventare sempre più centrale, un elemento trainante della nostra economia. E questo perché, in prospettiva, vedo nell’industria italiana uno schema che è sempre più ricorrente. Se pensiamo ad una classica supply chain industriale, con le sue tradizionali fasi – ideazione, produzione, stoccaggio, distribuzione – ci rendiamo conto che oggi l’industria si sta sempre più allontanando da questo schema.
Salvo alcune eccezioni, che riguardano per lo più prodotti di alta qualità o nicchie particolari, la produzione nei suoi volumi più elevati si effettua ormai fuori dall’Europa. Sta prendendo piede infatti un nuovo modello, nel quale l’azienda trattiene in sé solo l’ideazione e la prototipazione del prodotto, quindi la conoscenza del prodotto e del mercato, ma ha dislocato la produzione, perché il luogo effettivo di costruzione o assemblaggio dei prodotti non è più prioritario nelle logiche aziendali. Però, conferisce la massima importanza all’ultima fase della catena, quella della distribuzione, perché anzi, più lontano produco, più sarà necessario disporre di una catena logistica efficiente, in grado anche di gestire adeguatamente la distribuzione dei prodotti nei vari punti di consumo. La logistica deve diventare e diventerà sempre più centrale nella supply chain industriale, perché consente di distribuire i prodotti indipendentemente da dove sono stati realizzati. E questo vale anche per l’Italia, che sta entrando sempre più in questo scenario.
Scuole superiori e università devono introdurre sempre più quel tipo di competenze che consentano di capire come vanno organizzati i flussi nella supply chain e come vanno definite, di conseguenza, le strutture logistiche a supporto, dal magazzino.

La cosiddetta crisi sta per arrivare al giro di boa dei 10 anni. Mai in passato si è visto qualcosa di simile, ma spesso l’impressione è che si tratti solamente un argomento caro alla politica e ai media, mentre le aziende stanno trovando la loro strada per uscirne o ne sono già fuori. Voi come la vedete?
Le aziende vivono sulla propria pelle una situazione che oramai non possiamo più chiamare di “crisi momentanea” ma dobbiamo considerare invece come qualcosa di più strutturato: una realtà con la quale fare i conti anche negli anni a venire, con la consapevolezza che forse la realtà economica di sviluppo che abbiamo conosciuto negli anni precedenti arriverà, ma in tempi molto lunghi.
Questo però ci deve spingere ad una azione innovativa e ad una spinta verso nuove soluzioni sempre più forte: solo chi sarà in grado di leggere veramente gli sviluppi del mercato (senza illusioni ma anche scevri da inutili pessimismi) e saprà di conseguenza adottare risposte adeguate e innovative, riuscirà a restare competitivo e a crescere.
Lamentarsi non serve a niente e allontana il vero compito di ogni dirigente: trovare la soluzione nel presente – e non in una situazione ideale che non esiste – per rendere competitiva la propria società.
Dobbiamo essere capaci noi per primi di dare l’esempio ai nostri clienti: credere nella innovazione e nelle idee, sapere rischiare, avere voglia di cambiare, cercare sempre un nuovo limite da superare in termini di ricerca e innovazione. Come facciamo ad essere credibili sul mercato se poi siamo noi i primi a balbettare in termini di innovazione e investimenti ?
La politica qui centra poco – e tra l’altro mai come in questi anni si sono viste leggi e tendenze che pur incomplete vanno però nella direzione giusta – qui centra la nostra capacità di leggere la realtà e saperci muovere da innovatori all’interno di essa.

Se poteste consigliare ad un vostro potenziale cliente qualcosa da fare subito, per migliorare il proprio lavoro, i propri prodotti o servizi e che voi potete aiutarlo a fare, cosa gli consigliereste?
Gli direi – e lo faccio spesso ma non sempre con gli esiti sperati – di investire per scelta, non per necessità. Di provare ad anticipare gli investimenti che lo possono rendere competitivo, non di inseguire la concorrenza. Se devo cambiare un terminale o un carrello o una serie di scaffali o addirittura le logiche stesse di movimentazione, non lo posso fare quando me lo chiedono o quando il mio hardware è già obsoleto da tempo: devo provare a farlo giocando in anticipo per essere competitivo e provare a portarmi a casa più clienti, non perché se non lo faccio, rischio di perdere anche quelli che ho….
Poi non sempre è facile perché la crisi morde ancora e vi sono problemi finanziari diffusi: però la tendenza dovrebbe essere quella. Giocare in attacco ogni tanto, non sempre in difesa.

Grazie per averci concesso questa intervista, ci vediamo al #glmsummit16.

Alberto Cirelli, socio e direttore Commerciale Gep Informatica

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